Un viaggio nella Storia: Palermo e la sua resistenza alla mafia

Un angolo della città

La nostra gita a Palermo è stato un vero e proprio viaggio nel cuore di una città segnata dalla lotta contro la mafia. Abbiamo assaggiato i cibi tipici, abbiamo mangiato cannoli siciliani a volontà, abbiamo visitato la Cappella Palatina all’interno del Palazzo Reale e il centro storico di Palermo, ma la cosa più bella e quella che ci ha lasciato un segno nel cuore e nella mente, è stato immergersi nelle storie del passato, scoprire e ascoltare le testimonianze di chi ha osato opporsi al crimine della mafia siciliana. Dal coraggio e tenacia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino al simbolo della lotta contro la mafia: Giuseppe Impastato. Un giovane ragazzo che si è ribellato alla paura e che ha dato voce a ciò che tutti pensavano ma che nessuno aveva il coraggio di dire: stop alla mafia.

Una passeggiata per il centro Noi lo chiamiamo viaggio, perché abbiamo camminato tra i luoghi della memoria del passato… Il primo giorno abbiamo visitato e ascoltato la storia di Giuseppe Impastato nella Casa Memoria di Felicia e Peppino a Cinisi, un cammino nelle idee di un uomo che è andato contro tutti per ribellarsi alla mafia. Abbiamo avuto l’ occasione di ascoltare dal vivo la testimonianza di Felicia Impastato, moglie di Giovanni Impastato (fratello di Giuseppe), è stato un momento commovente e intimo, ci ha fatto immergere negli anni in cui ha vissuto, dove la mafia a Cinisi aveva il pieno controllo e Peppino aveva la tenacia di far emergere ciò che pensava senza paura, e così fece creando la Radio “AUT”, organizzando eventi e manifestazioni con chi la pensava come lui. Creò un vero e proprio clima di resistenza e speranza contro la mafia coinvolgendo i giovani e la comunità, ma ad aver paura di lui erano i mafiosi. Il 9 maggio 1978, mentre l'Italia è sotto choc per il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, a Cinisi, Peppino Impastato muore, a 30 anni, dilaniato dall'esplosione di una carica di tritolo sui binari della ferrovia.
E’ stata un’esperienza che ci ha permesso di comprendere il significato di giustizia e libertà. Siamo stati nei luoghi in cui sono stati uccisi i giudici che sono andati contro la mafia e che hanno dato la loro vita pur di alzare la testa: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Falcone si occupò sempre di mafia, dimostrando una grande propensione investigativa e soprattutto fiuto nel ricercare le attività mafiose (ricostruendo i loro movimenti bancari), un giudice audace, e la mafia non poteva rischiare che restasse in vita. Borsellino, amico d’infanzia di Falcone, erano sulla stessa linea, anche lui sfidò Cosa Nostra e fu un simbolo della giustizia nella lotta contro la mafia. Così la mafia che terrorizza, stavolta era terrorizzata e aveva una paura enorme.

Cannoli! Che bontà!I sapori locali... un trionfo del gusto Ci siamo immersi nella città di Palermo in tutti i sensi, siamo stati al porto, abbiamo mangiato arancini, crocchè, panelle… Abbiamo incontrato anche due ragazze del posto che ci hanno spiegato com’è vivere a Palermo, come sono le persone e le loro tradizioni. Siamo stati alla Vucciria e al mercato di Ballarò, nel cuore della tradizione palermitana.

Dopo questo tuffo nella cultura di Palermo, al terzo giorno è ufficialmente ricominciata la nostra immersione nella scoperta alla criminalità, stavolta da un punto di vista diverso. Abbiamo visitato il ristorante “Cotti in Fragranza”, il quale è nato da un progetto economico del carcere minorile Malaspina di Palermo; dal 2016, ai giovani carcerati è stata data la possibilità di guadagnare tramite la produzione di prodotti da forno, iniziando dai biscotti fino ad arrivare all’apertura del bistrot che la nostra classe ha avuto la fortuna di visitare. Tra la vista mozzafiato e l’assaggio dei golosi biscotti di loro produzione, ci è stato spiegato nel dettaglio il progetto di reinserimento sociale che si cela dietro ad una tale organizzazione; l’obiettivo è quello di dare ai giovani ragazzi una seconda possibilità, permettendogli di riscattarsi dai propri crimini del passato che molto spesso sono frutto di un inadeguato contesto familiare.
In ricordo di Libero GrassiAbbiamo inoltre avuto occasione di visitare la sede dell'associazione “Libera”, nata con lo scopo di ricordare le vittime innocenti di mafia; in quel momento ma anche durante il corso degli altri giorni, alcuni di noi hanno potuto condividere con l’intera classe la lettera che abbiamo dedicato ad una vittima a scelta la cui storia ci ha colpito profondamente. Sono stati numerosi i momenti in cui siamo stati portati a immergerci nelle storie delle vittime e abbiamo condiviso insieme il peso del loro dolore, accompagnato dal ricordo delle loro azioni straordinarie e del loro coraggio che ancora ad oggi sopravvive come emblema della lotta contro la mafia. Siamo entrati in contatto con numerose storie di personaggi che vengono ricordati come eroi: Vito Schifani, Libero Grassi, don Pino Puglisi, Emanuela Loi, Peppino Impastato, naturalmente Falcone e Borsellino… ma questi sono solo alcuni dei nomi che, a partire da questo viaggio, porteremo con noi per il resto della vita. Grazie alla mostra presentata al Laboratorio della Legalità nel centro di Corleone, dove erano esposti quadri in rappresentanza del movimento antimafia e delle sue conseguenze, l’impatto emotivo è stato travolgente.

Palermo è una città dal valore culturale intramontabile, che ha tantissimo da offrire sotto un’infinità di punti di vista: non è fatta solo di viste straordinarie e mare cristallino, cannoli siciliani e arancine, ma racchiude dentro di sé una storia di cambiamento e coesione sociale che ha permesso all’Italia di trovare la forza per contrastare le realtà mafiose. Per noi, questo non è stato solo un viaggio concreto; oltre al nostro corpo e ai nostri bagagli, in Sicilia abbiamo portato il nostro cuore e là abbiamo tutti lasciato un pezzo di noi.

Alice Zambon
Silvia Travaglia

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